Passata qualche ora, diciamo la verità, il tempo non ha curato la delusione. Reggio esce di scena da una Final Eight che – per come si sta mettendo e si era messa – avrebbe rappresentato una ghiotta occasione.





Esce giocando alla pari, anzi meglio, della grande EA7 Milano che doveva ammazzare ogni singola gara, per 36′. Esce giocando sprazzi di ottimo basket. Esce giocando un finale sciagurato e consegnando la finale a un’avversaria che non aveva fatto granché per guadagnarsi quella finale.
Colpe? Indici puntati? E’ lo sport nazionale al quale a livello di “chiacchiere da bar” ci sottraiamo volentieri. Di certo ci sono alcuni aspetti da valutare con molta franchezza.


1) Abbiamo sprecato una grande occasione. Perché questa FinalEight questo era. E quando succede, ci sono delle responsabilità da distribuire in maniera costruttiva, perché non si perde mai per un refolo di vento o per un destino beffardo, nel basket, ma per precise motivazioni. Ora resta il campionato, che però rappresenta un ostacolo davvero irto viste le tante squadre che si stanno rinforzando con veemenza. Ieri Reggio doveva vincere, per come si era messa la gara. E il non averlo fatto è una grande delusione.


2) La gestione del finale non ha convinto nessuno. Needham ha tante qualità ma non quella di saper mettere in ritmo squadra e compagni già durante la partita, figuriamoci in un finale come quello di ieri contro un’avversaria come quella di ieri. La scelta di preferirlo a De Nicolao, nel momento in cui – per 2′ abbondanti – lui decide di giocarsela 1vs5, avrebbe dovuto essere rivalutata. Facile dirlo a posteriori. Il coach non sceglie per perdere. Però le caratteristiche del giocatore reggiano le conosciamo tutti e sperare che accadesse qualcosa che a oggi, con lui in quel posto e in quella condizione non era mai capitato, è parso accanimento. Le scelte si sbagliano, fa parte del gioco. Ieri è stata una scelta sbagliata dello staff. Period.




3) La squadra ora ha una sua logica. Ha qualità. Ha fisicità. Ha imprevedibilità in tutti i ruoli. Con giocatori inseriti o tornati da cinque giorni si è giocato alla pari di Milano. Si vuole negarlo? E’ prostituzione intellettuale (cit.). Questo deve essere un punto di partenza, cercando di fare delle scelte, come ad esempio capire cosa succede a Polonara e agire di conseguenza, perché con il Williams del primo tempo, il buon Polonair rischia di perdere tanti minuti. Ma la rivoluzione innescata a gennaio sta dando risultati. Che dovranno essere confermati, ovvio, ma la cui alba pare essere luminosa.

Però questa è una occasione persa e dopo anni di grandi risultati non è un delitto dirlo.

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Alessandro Caraffi

Redattore di baskettime.it. Giornalista pubblicista dal 2016 Follow @AlleTaffi