Nella più che trentennale storia della Pallacanestro Reggiana lo si ricorda come uno dei giocatori più prolifici e spettacolari. Kannard Johnson, classe 1965, aveva poco più di 23 anni quando sbarcò per la prima volta in Europa chiamato in fretta e furia dai dirigenti biancorossi nel dicembre 1988 per sostituire il “fuggiasco” Luis Orr.


KJ con i figli Elia e Jace e i due nipoti

Mai ingaggio fu più indovinato, dato che Johnson fu principale artefice della risalita in classifica nella seconda parte di campionato di serie A1 (con Grisanti al posto dell’esonerato Pasini) culminata con una meritata salvezza ai play out. Numeri altisonanti per il “canarino” biancorosso: 31 partite giocate, 8 rimbalzi e 21 punti di media (saliti a 9.5 e 26 nei play out).

Numeri che attirarono però l’attenzione di altri club europei più blasonati come i tedeschi del Bayern Leverkusen che lo ingaggiarono e con cui Johnson giocò le cinque stagioni successive vincendo 3 campionati e 3 Coppe di Germania.



Una carriera terminata precocemente a 29 anni a causa di irrisolti problemi alla schiena.

Kannard, tu ora sei uno stimato massaggiatore terapista. Quanto della tua travagliata esperienza sportiva porti nel lavoro quotidiano?

La mia esperienza e sofferenza da atleta mi è molto utile nel lavoro che faccio perché credo di capire quello che provano i miei pazienti. Diciamo che sono uno dei massaggiatori “più alti” del sud Dakota (Johnson è alto 2.06, ndr). Qui a Sioux Falls ho una palestra di mia proprietà e vivo con mia moglie Paula e i nostri figli Ella e Jace.

Come arrivasti a Reggio?

Dopo il college giocai un paio di partite con i Cleveland e con i Lakers. Proprio mentre ero a Los Angeles, visto che non avevo prospettive in NBA, la dirigenza mi parlò della possibilità di andare in Europa. Il “big boss” dei Lakers, Jerry West, era in contatto con il presidente di Reggio, Enrico Prandi. E così mi ritrovai nella vostra piccola, ma splendida, città.

Cosa ricordi di quella squadra e di quella stagione?

Se non ricordo male a un certo punto del campionato cambiammo allenatore. E le cose migliorarono. Io stesso cominciai a giocare meglio, segnando punti e catturando rimbalzi a ripetizione. Ci divertivamo e vincevamo. Dei miei compagni ricordo Roosevelt Bouie, Marco (Lamperti, ndr), Stefano (il reggiano Morelli, ndr), Francesco (Fischetto, ndr). Ma non ho più contatti con nessuno di loro.



E della vita reggiana cosa ricordi?

Il cibo fantastico e tanti amici, uno in particolare: Ferdinando Belvedere. Lui e la sua famiglia si presero cura di me durante i miei mesi a Reggio. Ho provato a cercarlo su Facebook, ma senza successo. Se qualcuno ha sue notizie, ditegli che Kannard lo ricorda sempre con affetto.

KJ a Western Kentucky

Eri diventato in poco tempo un idolo dei tifosi biancorossi.

Fantastici. Non dico altro. Per come mi hanno trattato, per come mi hanno sostenuto e applaudito, porterò sempre nel cuore i tifosi di Reggio. Non sono mai più tornato nella vostra città, ma chissà che un giorno…

Da dove nasce il soprannome “canarino”?

Ah, non devi chiederlo a me, non mi è mai piaciuto. Mi chiamava così un giornalista lì a Reggio facendo una traduzione un po’ letterale del mio nome. In realtà avevo altri soprannomi. Uno era “Special K” e l’altro, non ridere, era il “Magic Johnson italiano” che mi diedero i compagni di squadra. Sono migliori di Canarino, non trovi?”.



A proposito di Magic Johnson, segui ancora il basket NBA?

KJ Con la maglia del Leverkusen al tiro contro l’Alba Berlino

Certo. Sono da sempre un tifoso dei Cleveland. Un po’ perché se nasci a Cincinnati non puoi che tifare Cleveland. Un po’ perché ho vestito quella maglia. E un po’ perché sono grande fan di Lebron. Motivo per cui da ottobre tiferò anche per i Lakers, l’altra squadra in cui ho giocato, anche se solo per poche partite.

Poca NBA nella tua carriera, ma in compenso grandi soddisfazione al college. Lo scorso anno sei stato introdotto nella Hall of fame della Kentucky University.

E’ stata un’esperienza fantastica, ritrovare dopo quasi 30 anni i compagni di squadra. Confesso che ero molto emozionato quando mi hanno chiamato nella Rupp Arena con una standing ovation tutta per me. Un’emozione che ho voluto condividere con i miei figli, portandoli con me.

Gabriele Cantarelli

Ecco una gallery di Kannard Johnson, le cui foto con la maglia di Reggio sono davvero rarissime, non essendo presente al momento della foto di squadra