Grissin Bon 2.0. Si è detto può volte che la squadra 1.0 è “morta” il giorno di San Prospero contro Pistoia. Ora c’è la sua seconda versione, con uomini differenti e con principi che variano radicalmente il tema che si era scelto di utilizzare in estate.
Possiamo dividere, quindi, questa stagione in due parti: le prime otto gare (fino a Pistoia, appunto) e un “d.p. – dopo Pistoia.



Il record conta, lapalissiano, ma occorre valutare anche la crescita di questa nuova formazione biancorossa e per un secondo dimenticarsi di esso, valutando solo quanto sta dicendo il campo. E se la gara contro Trieste aveva addensato nuovamente nubi tetre sulla testa di tutti, a torto o a ragione che fosse, va detto che da Brindisi in poi la Grissin Bon ha cambiato faccia sul campo. Ricade ancora in qualche errore ma è parte del processo. E allora, “abbiamo fiducia nel processo” traducendo un gergo ben più noto nel canonico “trust the process”.

I DATI SONO UNA CONFERMA



Abbiamo voluto analizzare le due fasi della stagione per capire dove è cambiata – o meglio dire sta cambiando – questa Pallacanestro Reggiana. Essi non sono dogmi, ma difficilmente, con un campione significativo come inizia ad essere quello di cinque giornate, mentono in maniera spudorata.

La Grissin Bon ha cambiato pelle in difesa. Grazie, dirà qualcuno, basta guardare il risultato finale delle gare. Vero. Ma analizzando il Defensive Rating emerge come da cinque gare a questa parte la Grissin Bon non sia solo una squadra a “trazione posteriore”, ma molto banalmente la terza difesa della LBA (74.8 punti subiti a gara).

I biancorossi subiscono, su 100 possessi, 8.7 punti in meno a gara, un dato enorme. Ed è vero che segnano meno (-10 punti mal contati), ma la difesa sta diventando tosta davvero. Una pietra angolare a cui aggrapparsi.

E se è vero che “le difese vincono i campionati…” come dice l’adagio, è anche vero che l’attacco deve ancora trovare quella chimica che permetterà alla formazione di coach Cagnardi di giocarsi anche i finali punto a punto e gare dove gli avversari saranno più bravi a scardinare la retroguardia reggiana.



Altro dato interessante è il Pace, cioè il ritmo, il numero di possessi a gara. La prima versione biancorossa aveva provato a correre in pre-season, poi aveva rallentato, poi si era messa a correre di nuovo. Posto che “pace” e “correre” siano due concetti non necessariamente legati e che significhino “giocare ai 100 punti” ma piuttosto denotino una identità di squadra, una idea di attacco, è impossibile non notare che oggi la versione 2.0 della Grissin Bon giochi con 6 possessi di media in meno a gara. E quando giochi a ritmo più controllato, catturare 37.2 rimbalzi a incontro aiuta non poco.

Questi dati sono tali. Vanno presi come tali. Sono da intendere come una idea di gioco e di identità. I risultati, di cui ci siamo volutamente scordati in questo pezzo, premettendolo, daranno conferma della loro bontà. A partire dalla gara chiave di domenica sera contro Pesaro, che potrebbe davvero girare una stagione iniziata male ma che ora si sta instradando su binari più consoni a una squadra con prospettiva.

Lo dicono i dati. Che sono falsi finchè volete ma che una carta d’identità la presentano sempre.