“Squadra” e “guerrieri” sono le due parole che Stefano Pillastrini, con la sua proverbiale “erre moscia, ripete come un mantra durante il suo primo incontro coi giornalisti reggiani da quando è allenatore della Grissin Bon.

Accompagnato dal direttore generale Filippo Barozzi e dal direttore sportivo Alessandro Frosini (entrambi hanno esordito ringraziano Devis Cagnardi per il lavoro svolto nei suoi 13 anni in Pallacanestro Reggiana), “Big Pilla” non si è trincerato dietro frasi fatte o di circostanza.

“Non c’è molto da dire, sono stato chiamato qui a Reggio per raggiungere la salvezza – attacca il coach originario di Ferrara, ma da anni residente a Cervia – Ringrazio la società per l’opportunità che mi viene data. Lo dico subito: sarà una sfida difficile, complicata, altrimenti non sarei qui. Abbiamo davanti a noi tre mesi di tempo e di lavoro. Se vogliamo salvarci dobbiamo innanzitutto diventare una squadra. I ragazzi devono scendere sul parquet ogni volta come dei guerrieri orgogliosi di lottare su ogni pallone per questa maglia, per questa società”.

Il credo tattico di Pillastrini è chiaro. “In attacco dobbiamo muovere di più il pallone, coinvolgendo tutta la squadra. In difesa dobbiamo essere brutti, sporchi e cattivi. Poche cose, ma fatte bene. Sono sempre stato un allenatore che prepara le squadre più che le partite. E sarà così anche qui a Reggio. Non so dire su quali delle nostre avversarie dirette fare la corsa, mi concentro su di noi, sul trovare un’identità, sul diventare, in una parola, una squadra. I margini per salvarci si sono: in questo campionato, se si gioca di squadra, si possono vincere anche 4-5 partite di fila”.



Per gli eventuali cambiamenti di roster ci sarà tempo dopo la partita con Cantù. “La sosta cade a fagiolo. Ho trovato una società che vuole fortissimamente salvarsi e quindi se ci sarà bisogno di fare qualche cambiamento, lo faremo. Ho visto tutte le partite della Grissin Bon di quest’anno e mi sono fatto un’idea, nel pieno rispetto del lavoro fatto dal mio predecessore. Ma il mio basket prescinde dai solisti e dalle individualità. Lo dico qui a Reggio dove ha giocato un certo Mike Mitchell. Ma di Mitchell in giro ne vedo pochi, quindi ci salveremo soltanto giocando di squadra”.

Logico quindi non parlare di singoli. Unica eccezione, quella per Leonardo Candi. “Da lui mi aspetto molto. Ma non intendo che mi faccia 10 su 10 da tre ogni partita. Ma che si cali nel concetto di squadra. Amo lavorare con i giovani, spero di poter dare un mio contributo alla sua crescita”.

In trent’anni di carriera, è la prima volta che i destini di Reggio e Pillastrini si incontrano. “In passato ci sono state diverse occasioni, già ai tempi di Mario Ghiacci e Giordano Consolini. Reggio è una società che ammiro perché ha i miei stessi principi. Sono orgoglioso di essere qui”.

Tra un allenamento e una partita, ci sarà anche spazio e tempo per qualche bel giro in motocicletta. “La moto è la mia più grande passione fuori dal campo di basket. Adesso da ancora un po’ freddino, ma con la primavera credo proprio che qualche giro con l’Harley ma lo farò di certo”.

Gabriele Cantarelli