Un passo avanti, due indietro. Ormai, il refrain di questa Grissin Bon è questo. Cinque minuti orribili pronti-via, la ripresa e qualche cosa di interessante mostrato, sia in attacco che in difesa, poi il blackout totale, dal 28′ in poi, che ha cancellato (quasi) quel che di buono era stato fatto.



La realtà è che questa squadra cambia i protagonisti, in campo e in panchina, ma la sostanza è la medesima: manca un’anima, manca la cattiveria, manca la durezza mentale. E alla fine del campionato manca sempre meno, come una clessidra che inarrestabile lascia cadere la sabbia senza che chi la guarda possa porvi un freno. Questo è il senso di impotenza che genera.

Ecco i nostri consueti Analytics post match di Varese.

23-4; il break di Varese tra fine terzo quarto e ultimo parziale. Devastante. Ma la realtà è che non vi era alcun motivo per il quale la Grissin Bon potesse dare segnali di mollare la presa dal match in modo così pesante. C’era una partita, Reggio la stava giocando (a tratti anche discretamente), Varese era in difficoltà e non era la miglior Openjobmetis della stagione anche per meriti biancorossi. E poi? Un tornado su un petalo di rosa.
La squadra di coach Pillastrini entra in quel vortice di negatività e arrendevolezza, tecnica e mentale, che la condanna puntualmente. E allora il problema non era solo tecnico, anche perché – ripetiamo – in campo si sono visti principi diversi prima del crollo, Reggio pareva sapere cosa volesse fare. Questa squadra è dentro a un tunnel nero pece con la testa. Non combatte, non ha moti d’orgoglio, non ha sete di sangue in campo. Questa squadra è di una debolezza mentale frastornate.

6-6: il fatturato dei due centri reggiani ieri in punti e rimbalzi. Il problema diventa sempre più macroscopico. Questa squadra avrebbe bisogno assoluto di una presenza fisica sotto i tabelloni, di un lottatore, di un monolite in basalto che non accettasse di essere spostato da Cain ogni due azioni. Aguilar dà una mano, ma non basta, Gasapardo non è il giocatore che serve in questo aspetto (e ieri da lui si sono visti segnali incoraggianti).



Il mercato offre poco o nulla, vista l’impossibilità di usare altri visti e quello di A e A2 ancor meno, salvo qualche caso di squadra della seconda serie che potrebbero – tra un paio di giornate – abbandonare sogni di gloria o lotte salvezza e disfarsi dei propri giocatori. Il problema però è congenito e dura da ottobre…

23′: sono la faccia meno scura della medaglia di ieri sera all’Enerxia Arena, vale a dire i minuti nei quali la Grissin Bon è passata dal -12 al +5 in due occasioni. I minuti in cui si è vista maggiore coralità in attacco, transizioni difensive degne di nota, voglia di lottare per i compagni. Se fossimo a novembre, verrebbe da dire “ripartiamo da qui”, ma ormai è primavera e non ce la facciamo a illuderci e nemmeno a vedere questo come una luce nel tunnel.
Prendiamo il buono e lo gettiamo qui sopra, sperano che da 23, questi minuti, si trasformino in 33-35-40. Resta questo a cui aggrapparsi, ma la situazione è ormai grave perché la netta sensazione è che non vi siano tanto questioni tecniche – come detto – ma piuttosto mentali, da dover risolvere in tempi non rapidi. Di più. E quelle non si aggiustano con un pick&roll o una transizione.