Come dopo la gara di Avellino, Reggio torna da una trasferta stordita dopo uno schiaffo di quelli violentissimi. Gravemente insufficiente la gara dei biancorossi, come approccio e tecnicamente. Da sognatori sarebbe parlare di qualcosa che ha funzionato all’Allianz Dome, anche se due, tre giocatori hanno provato a salvare la faccia.



Quel che è certa è la nuova, ennesima, sciagurata e inspiegabile mutazione della forma mentis di questa squadra, che dopo tre gare buone di cui due vinte, si è presentata al cospetto dell’Alma senza un briciolo di voglia di lottare.

Ecco i nostri Analytics.

5: I minuti in cui Reggio è rimasta in gara. In realtà siamo abbondanti, perché per tre, di questi cinque minuti, la squadra di coach Pillstrini non ha trovato la via del canestro, finendo sotto 7-0. Poi due minuti di reazione, con la tripla di Aguilar che ha sancito l’11-12 reggiano. Da lì un vuoto penumatico, che ha fatto cambiare canale quasi tutti i tifosi reggiani e piombare nell’incubo gli eroi che hanno provato a guardasela tutta questa ennesima, sciagurata e deprimente rappresentazione di una squadra senza anima e senza cuore. E così è, anche se il campionato finirà come tutti speriamo, questa è una squadra da dimenticare in fretta.



4: le gare che mancano a questa via crucis infinita. Davvero, siamo stanchi. Tutti lo sono. Vada come vada, ma che questa stagione finisca presto. Dentro di noi lo pensiamo tutti; perché la sciatteria mostrata quasi sempre, la sequela di errori, dirigenziali e tecnici, è oggettivante senza fine. In ultimo la gara di ieri, o la scelta di un Poirier che poteva rappresentare ossigeno in un reparto lunghi che posa sulle spalle di Cervi, visto il vagabondaggio non autorizzato di un Ortner che andava lasciato libero quando l’accordo lo permetteva, ma che è stato preso senza che nessuno creda in lui, tale da consideralo “non pronto” neanche a fronte di questo Ben e ora infortunato.
Si fanno delle scelte, si possono sbagliare, si corregge. Ci sta, è il naturale corso delle cose (anche se qui quest’anno si è esagerato oltremisura). Ma non è neanche più una questione di scelte e correzioni, perché chiunque sia passato da questa squadra è stato fagocitato da un vortice di negatività paurosa e ha abbassato il livello di prestazioni uniformandosi agli altri. Questa squadra è una squadra perdente nell’anima, nell’indole. Fine.
Questa squadra deve vincerne una, due per essere sicura, poi – per favore – si facciano scelte radicali a tutti i livelli. Ma siamo stanchi, stanchi morti.