Come noto la stagione 2019/20 è da ritenersi conclusa in ogni categoria.
Da un punto di vista strettamente sportivo, una delle società che ha pagato maggiormente le spese di questa emergenza è la Pallacanestro Scandiano. Il sodalizio scandianese del presidente Belisario, intervenuto ai nostri microfoni alcune settimane fa, vedeva le sue prime squadre in testa ai rispettivi campionati. La serie C femminile viaggiava a gonfie vele, con 15 vittorie in altrettante gare disputate.




A parlarci della situazione, ma anche di molto a altro, è Francesco Fantesini. Attualmente parte integrante dello staff che segue la prima squadra e allenatore di tutti i gruppi del settore giovanile di Scandiano, il coach rappresenta da più di dieci anni un punto di riferimento per la pallacanestro in rosa a Reggio Emilia.

Tutto il mondo sta vivendo una situazione nuova e difficile, un pensiero…
E’ sicuramente un periodo tragico che verrà studiato sui libri di storia, probabilmente nelle fasi iniziali è stato un po’ sottovalutato da parte di molti. Ora non ci resta che cercare di fare tutti del nostro meglio per ritornare alla normale, noiosa e spesso sottovalutata libertà quotidiana.

Da oltre dieci anni vivi quotidianamente il mondo del femminile, come sei entrato in contatto con questa realtà?
Sono entrato nella Juvenilia, una società da serie A, quasi per scherzo. L’occasione si è presentata perché avevano la necessità di fare minibasket femminile, settore esploso successivamente con l’arrivo di Ilaria Orlandini (che è stata anche la mia prima allenatrice da giocatore!). Io, giovane studente di scienze motorie che aveva appena terminato il corso per istruttore minibasket, ho accettato quella proposta che comprendeva un ruolo da assistente in U13 (annate 96 e 97, che ho poi accompagnato fino all’esordio in prima squadra qualche anno dopo).




Dopo diversi anni alla Juvenilia, poi divenuto Basket Tricolore, come sei arrivato a Scandiano?
Nel mio ultimo anno al Tricolore, seppur con qualche difficoltà, eravamo riusciti a iscrivere una serie B, una C e a creare un settore giovanile competitivo. Tuttavia le prospettive future, a causa di una classe dirigente che nel corso del tempo è diventata sempre più scarna e improvvisata su tutti i livelli, erano assai demotivanti. Del resto i numeri attuali parlano da soli: si è passati dalle 150 tesserate del 2015, con tutte le categorie giovanili iscritte, a una sola serie C composta richiamando ragazze che – a parte qualche eccezione – per poca abilità o svanita passione avevano già smesso di giocare. Dopo essere rimasto ingenuamente scottato dall’esperienza reggiana, ho abbracciato la proposta arrivata dalla figura professionale che è stata più influente per la mia carriera: Gigi Piatti.

Con la Boiardo subito tanti successi a livello giovanile..
Volendo staccare dal femminile sono arrivato a Scandiano per allenare u18 èlite e u20 maschile. Accettai di allenare anche due gruppi di talento alla GoMinibasket, per la quale sono tornato a lavorare nella palestra di Puianello in cui feci da vice alla prima squadra femminile alcuni anni prima. Anche stavolta però il successo maggiore è arrivato per caso: a qualche settimana dall’inizio della preparazione, dalla Boiardo mi è stato proposto di allenare una squadra under 14 femminile con poche pretese e ambizioni, che incastrava i suoi due allenamenti tra i miei impegni coi ragazzi. Questo gruppo, guidato da una nucleo di 2004 tra cui spiccava il talento di Ali, Giada e Emma (rispettivamente Nalin, Pellacani e Meglioli, ndr), sostenute da ragazze più grandi come Ceci e Sara (Paderni e Stefani, ndr), ha ottenuto un insperato secondo posto regionale, superando la blasonata Cervia in semifinale e cadendo solo davanti alla corazzata Bsl.

Dopo un’altra stagione si arriva all’unione con la Pallacanestro Scandiano, come si è arrivati a mettere in piedi la prima squadra?
È nato tutto nella stagione 2018/19, quando alcune ragazze del 2003, provenienti dall’ottima esperienza fatta insieme a Reggio, hanno voluto fortemente unirsi a noi. Dopo un inizio complicato dal punto di vista dell’alchimia, la stagione è svoltata fino ad arrivare al concentramento interregionale U16 di Spoleto. Con la consapevolezza della potenzialità di queste ragazze è nata l’idea della prima squadra, non fatta a caso, ma con giocatrici di esperienza in grado di accompagnarle nella loro crescita. Tra queste mi sento di nominare Alice Fedolfi, ragazza di Scandiano che è scesa dalla categoria superiore per abbracciare il nostro progetto.

Il vostro percorso era perfetto prima dello stop..
Si, ancora un paio di vittorie e la promozione sarebbe stata matematica, ma come già detto l’obiettivo principale era dare una possibilità alle nostre giovani di talento. Siamo sempre stati consapevoli che quando nel gruppo c’è gente come Anna Denti che ha fatto tanta serie A e altre con un passato da protagoniste in B come Bini, Chiletti, Munari e Pieracci non si può che spiccare il volo.




A Reggio le squadre sono pochissime e fanno fatica a emergere, dalla tua esperienza, è davvero cosi difficile fare femminile?
La difficoltà maggiore arriva dalla strapotenza della pallavolo nel nostro territorio, infatti per riuscire a instaurare una collaborazione di alto livello siamo arrivati fino a Parma. La qualità di questa collaborazione è molto alta, tanto che ha permesso a Caterina Piatti e Aurora Meglioli di prepararsi al meglio per partecipare al trofeo delle regioni con la selezione Emilia Romagna, competizione che purtroppo non verrà disputata per i noti problemi legati all’emergenza.

Si sente spesso parlare di “guerra dei poveri” tra le società reggiane, cosa ne pensi?
Mi balza subito alla mente la vostra intervista a Andrea Ligabue, allenatore di alto livello che stimo moltissimo. Il coach ha disegnato in maniera perfetta la situazione, coniando questa espressione. In un periodo in cui le squadre sono poche, il livello è sempre più basso e le possibilità di crescita tendono a zero, l’unica salvezza potrebbe essere l’unione delle forze, senza pensare troppo all’apparenza soprattutto sui social, usati spesso e volentieri come maschera per nascondere le debolezze interne. Partendo dal presupposto che la prima cosa da fare è guardare in casa propria perché siamo i primi ad aver tante cose da sistemare, di alcune realtà a noi vicine non mi sento neanche di parlare, le potenziali collaborazioni sarebbero poco producenti. Con altre realtà invece è già da tempo che mi piacerebbe portare avanti un discorso di collaborazione, ma finora non ci sono state le condizioni favorevoli, da entrambe le parti.




Dove ti vedi nei prossimi anni?
Sicuramente in palestra, in maniera professionale ma non professionistica. Al giorno d’oggi è difficilmente attuabile l’idea di rendere questa passione una vera professione. Per questa ragione ho ripreso in mano tante cose che avevo tralasciato nel corso della vita per dedicarmi a pieno a contesti che non meritavano il mio tempo e che mi hanno segnato. Gli aspetti che ho ripreso in mano sono quelli che potranno permettermi di dare basi solide alla mia futura famiglia.

A tal proposito, la pallacanestro ti ha regalato l’amore..
La storia è nata “clandestinamente” all’ultimo anno del suo percorso giovanile, dove ahimè ricoprivo il ruolo di allenatore dell’under19. Col passare del tempo l’avventura è diventata una vera storia d’amore, che ci ha avvolto e ci accompagnerà sicuramente il più lontano possibile, soprattutto lontano dalle palestre. Anche perché la convivenza sul campo a volte può diventare complicata.. (ride, ndr).

Ringraziamo Francesco per la disponibilità e ne approfittiamo a per augurare una serena Pasqua a tutti i lettori.