Perdere è sempre dura, e farlo di un punto contro Milano brucia. Ma questa Grissin Bon ora ha un volto nuovo e brillante e lascia tutti molto tranquilli.

Brucia, eccome se brucia. Però occorre  – come sempre – scindere per un secondo il risultato dal contesto in cui è stato ottenuto. Vincere è l’unica cosa che conta, vero, ma quella di ieri sera era una gara che valeva come una sorta di esame per la Grissin Bon.

Esame che i ragazzi di coach Menetti hanno superato a pieni voti. Forse 29, oh, invece che 30 con lode, però questa è una squadra vera.




Nelle nostre #domandebanali proviamo a rispondere a quello che in tanti tifosi si sono chiesti ieri, al termine del match.

1) Occasione sprecata o mezzo sorriso sul volto?

Forse più di mezzo sorriso, anche se il rammarico resta. Perché questa Grissin Bon ora ha un’anima, ha un cuore grande così, ha la faccia giusta. E lasciamo perdere la sconfitta: se la squadra di coach Menetti giocherà così le altre 21 partite che restano quanto scommmettiamo che le sconfitte si conteranno sulle dita di una mano?

La sfera di cristallo non ce l’ha nessuno, ma ora la preoccupazione pare davvero essere qualcosa da scrollarsi di dosso. I “senatori” stanno crescendo e rendendo molto, Della Valle resta il leader sempre più ed è fondamentale anche quando il tiro dall’arco non entra, sotto canestro un aspetto importante è il ritorno di Reynolds, ma il Reynolds che avevamo lasciato, non quello “pre-Sassari”. Tutto questo senza Chirs Wright e Cervi. Questa Grissin Bon ha il fuoco dentro e quando hai questo puoi dormire sonni tranquilli.




2) Nel finale si poteva fare qualcosa di diverso?

Gestione esemplare degli ultimi 17 secondi. Fallo o non fallo nell’azione prima? La domanda più vecchia del mondo e a cui dà risposta solo chi crede di avere la sfera di cristiallo e tante certezze…Menetti non è la prima volta che sceglie di avere in mano il proprio destino: ha mandato al tiro uno dei due giocatori che tutti avremmo voluto che prendessero l’ultima conclusione. Il tiro non è entrato. Amen e andate in pace. Ma è una scelta da rispettare per mille aspetti, non ultimo la qualità di Milano nei singoli che avrebbe potuto portare l’EA7 a trovare un 1vs1 o uno scarico con immensa falicità, visto il talento in campo in quel momento (Theodore, Jerrells, Bertans, Micov, Gudaitis). Qualcuno avrebbe difeso? Bene, ma la controprova non c’è e per come è stato gestito il finale la scelta della panchina reggiana ha avuto molto più che senso. I profeti del “poi” sono sempre molto bravi e infallibili…ma noi ci vorremmo rigiocare in altre diecimila partite un tiro decisivo in quel modo. Poi è uscito, e fa tutta la differenza del mondo. Ma, ripetiamo: amen.