Altra sconfitta casalinga per la Unahotels, che cade meritatamente all’Unipol contro Cantù in una gara che mai l’ha vista realmente avere il pallino in mano.
Eravamo stati facili profeti, descrivendo la squadra di coach Pancotto come una squadra che con questa Unahotels si “accoppia” male, un po’ come Cremona, Brindisi (ovviamente a livello differente): fisicità, difesa tosta, taglia fisica. Contro questi roster la squadra biancorossa ha mostrato – fino a ora – di pagare dazio.

Ecco i nostri Analytics del match di ieri.



3: come i problemi ormai assodati che ha questa Unahotels: la Taylor-dipendenza, l’incapacità di avere un “piano B” quando le viene negato il perimetro e un reparto lungo cortissimo. Sono sempre i soliti tre e questo è per certi versi un aspetto positivo, vale a dire non vi sono problematiche di sorta differenti ogni sconfitta. Ieri Cantù ha fatto un lavoro egregio con Jazz Johnson su Taylor nel primo tempo, poi il folletto reggiano si è ripreso con un discreto secondo tempo, ma si è messo in proprio e non ha fatto cambiare faccia alla squadra. Ormai tutti lo hanno capito: senza Taylor Reggio perde ritmo.

E lo perde anche quando le si nega il tiro da 3. Se accade, la squadra di coach Martino inizia ad arrotarsi su se stessa in una sorta di senso di urgenza, di fretta di trovare punti veloci. Un passaggio e via. Un “seven second or less” poco strutturato e molto improvvisato che spesso la porta a uscire dal match offensivamente. Che questa squadra sarebbe nata e morta col tiro dai 6.75 era stato evidente fin da subito, ma diciamo che ora la questione sta diventando vieppiù evidente perché le avversarie iniziano un po’ tutte ad adeguarsi.

L’ultimo aspetto è legato a un reparto dove Elegar troneggia (a oggi uno dei top3 centri della LBA) mentre attorno c’è sempre troppo poco. Non vi tritureremo le scatole con la nostra impressione su Justin Johnson perché l’abbiamo già scritta più volte e ormai ci sembra quasi un lusso, ma dove Diuof (ieri bene nella ripresa) e Baldi Rossi (ancora senza gambe ma in campo quando c’è da recuperare, come contro la F…e due volte non sono un caso) vanno a corrente troppo alternata, diventa difficile permettersi di non avere un back-up di Elegar.
Non siamo preoccupati per Kyzlink, perché vive un momento down ma si riprenderà, così come non lo siamo per Bostic. E’ questo, anche se deve limitare i down e regolarizzare gli up

2: i KO contro le squadre che – sulla carta – avrebbero dovuto rappresentare ostacoli decisamente abbordabili per Reggio. Cremona e Cantù, ma mettiamoci anche 25′ di gara contro la Fortitudo hanno mostrato che questa squadra ancora deve fare il salto di qualità nella mentalità. E’ un problema di “autovalutazione”, forse.

Cioè questa squadra quando deve dimostrare di non essere inferiore all’avversaria più quotata ha sempre imbastito gare di alto profilo e spesso ha anche vinto, mentre quando c’è in palio il salto di qualità, quando l’avversaria pare di valore inferiore, allora automaticamente fatica e si lascia spesso imbrigliare. Non è un aspetto semplice da migliore, perché è chiaro che a oggi questa squadra non era stata assemblata per essere 4° o 5° o 3° in classifica ma è meritatamente lì. E’ uno step di approccio e di presa di coscienza dei giocatori e dell’insieme della squadra che deve maturare, se accadrà e generare lo step.




6, 5: vittorie e sconfitte di questa Unahotels. Già, perché gira e rigira ci sembra che ci si stia scordando di quale fosse l’obiettivo iniziale di questa nuova società, di che momento economico si stia vivendo e di dove sia realmente Reggio in classifica, al di là della scialba prestazione di ieri sera. Quelli che hanno generato dubbi sono – in fin dei conti – quelli che hanno portato la truppa di Martino a essere dove si trova ora in graduatoria, quindi barra dritta e pochi drammi quando non è il caso.

La posizione in classifica dopo undici gare e una da recuperare non è frutto di congiunzioni astrali, ma è frutto di risposte del campo, che mente raramente o forse mai. Quindi bene così con qualcosa da migliorare.
Ma divieto assoluto di parlare di “squadra inadeguata” di “squadra scarsa” e altre amenità da bar simili come ci sembra che qualcuno abbia gettato lì, forse nel rigurgito di un pranzo di Natale troppo abbondante.