HomeNewsNBA, James Harden rivela su Morey: Mi promise il max contract

NBA, James Harden rivela su Morey: Mi promise il max contract

È una storia paventata nei corridoi più segreti della NBA, un retroscena che finalmente si illumina sotto i riflettori delle confessioni: quella di James Harden e la promessa non mantenuta di un contratto massimo da parte di Daryl Morey, ex general manager degli Houston Rockets. La vicenda ci porta a scrutare uno degli aspetti più intriganti di questo sport: i labirinti negoziali che si snodano dietro i clamorosi cambi di casacca.

Harden, l’indiscusso protagonista cestistico, ha tirato fuori dal cappello delle sue memorie una rivelazione che ha l’effetto di una schiacciata a fil di sirena: Morey, l’uomo che lo ha portato con sé a Philadelphia, gli avrebbe garantito, ai tempi della sua magia in Texas, il cosiddetto “max contract”, il massimo stipendio previsto dalla lega.

La promessa, pronunciata nelle stanze echeggianti di trattative e strategie, è rimasta sospesa nell’aria come un tiro da tre punti che non trova la retina. Si trattava di un impegno che avrebbe legato Harden agli Rockets per anni, assicurandogli non solo una montagna di dollari, ma anche la certezza di essere il faro intorno al quale costruire una squadra campione.

Nonostante il vortice di emozioni e le aspettative cresciute, il contratto massimo si è dissolto come una nebbia mattutina all’arrivo del sole. La ragione?

Harden ha ancora molte verità da raccontare sul passato?

Non è stata sviscerata fino in fondo, ma ha il retrogusto amaro di una strategia che ha virato su altri obiettivi, aprendo le porte a scenari differenti. Harden, con il suo talento da predestinato, si è ritrovato a cambiare aria, lasciando l’abbraccio caloroso di Houston per le incognite di una nuova avventura.

Nel caos di voci e supposizioni, la figura di Morey emerge come un architetto di sogni che, in un modo o nell’altro, si è ritrovato a disegnare nuovi progetti. La riunione con Harden ai 76ers non è stata solo una coincidenza di mercato, ma la conseguenza di un legame profondo, seppur segnato da quella promessa infranta che aleggia come un fantasma tra i due.

Ora, con la divisa dei 76ers aderente al corpo e lo sguardo fisso sull’orizzonte, Harden sembra aver trovato una nuova dimensione, anche se le ombre del passato fanno capolino nei momenti di riflessione. Tra le linee del campo, i canestri, gli applausi e gli encomi, resta il filo sottile di una fiducia tradita e di una storia che poteva scrivere pagine diverse.

Ad oggi, il “Barba” continua a incantare i palazzetti con giocate che sfidano la gravità e l’intelletto, mentre Morey, con la sua scacchiera di mosse e contromosse, osserva il tabellone.

Il basket, si sa, è un gioco di squadra, ma è anche un intricato intreccio di destini individuali, di promesse e di sogni. E in questa storia di campioni e di contratti, la palla continua a rimbalzare, portando con sé il peso delle decisioni e delle opportunità, rimarcando che nulla, nemmeno un “max contract” promesso, è certo finché l’arbitro non fischia la fine.

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