domenica, Giugno 23, 2024
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Mfiondu Kabengele infortunato: ansia in attesa degli esami

Nemmeno i canali di Venezia hanno vissuto un’onda così preoccupante come quella che sta travolgendo l’Umana Reyer Venezia, e al centro dell’attenzione c’è lui, il gigante Mfiondu Kabengele, centrone della squadra, vittima di un colpo fortuito da parte del compagno di battaglia Casarin. Un impatto inaspettato, un grido di dolore e poi giù, al suolo, con la mano sul ginocchio che sembrava gridare “sos”. Il colosso ha dovuto abbandonare il campo, una scena che ha gettato il pubblico nel panico, con lui che non ha più fatto ritorno tra i compagni. E ora? Ora Venezia trema e spera che il verdetto non sia il big bang temuto.

Ma le brutte notizie non si fermano qui, no signori! L’infermeria orogranata sembra diventata una vera e propria sala d’attesa. Jordan Parks, altro talento del roster, è stato costretto a saltare la danza sul parquet a causa di un malvagio infortunio al bicipite femorale. E non è finita, perché anche Rayjon Tucker ha dovuto rinunciare allo spettacolo. Il colpo di scena non si è fermato qui, perché anche Marco Spissu, nel finale, ha iniziato a zoppicare, un dolore al ginocchio che ha fatto sobbalzare il cuore dei tifosi.

Kabengele: quanto peserà il suo infortunio?

Il comandante della nave, il coach Neven Spahija, si schiera davanti ai microfoni, ma non vuole sentire parlare di Tucker o di forfait. Il suo è un messaggio chiaro: “Lavoriamo sodo, sudiamo in palestra e vinciamo”. Eppure, non può ignorare il dramma di Kabengele e Spissu, infortuni che si sono sommati al calvario di questa sera.

E poi, quasi a voler sdrammatizzare la situazione, il coach getta un pizzico di ironia: “A quanto pare, quattro partite giocate al completo erano un lusso per noi, un infortunio era quasi dovuto”. Ma poi torna serio, perché è il momento di guardare la realtà in faccia. “Dobbiamo attendere”, dice, sottolineando come ci voglia tempo, almeno un giorno, forse due, per capire la portata del danno una volta tornati a casa.

Il contributo di Kabengele alla causa si è fermato a sei punti in dodici minuti, due muri che hanno lasciato il segno e sei rimbalzi strappati al cielo. Ma ora, più che i numeri, a Venezia contano le preghiere, mentre la città delle gondole attende con un nodo in gola, sperando che le onde di sfortuna si placino e che i suoi giganti si rialzino. Perché nella laguna, il basket non è solo uno sport, è una passione che batte forte come il cuore di un leone. E il leone non si arrende mai.

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